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IL BORGO DI TARA Agriturismo Vegan

Tante domande mi passano per la testa mentre mi dirigo verso la prossima destinazione. Allontanandomi dal centro di Borgotaro, imboccando la ValVona, la strada diventa più stretta e la vegetazione più fitta. Oggi affronterò un argomento interessante e decisamente attuale, mai come in questo caso “sulla bocca di tutti”. La meta designata è infatti “Il Borgo di Tara”, agriturismo 100% vegan di cui ho già sentito parlare. Sentendomi forse un po’ in colpa per la prima volta nella mia vita, a causa della bistecca gigante mangiata ieri sera, procedo senza particolari problemi verso la località San Pietro, decidendo di omettere quest’ultimo dettaglio nella conversazione futura. Ormai la strada mi è familiare: svolto per Tovi e giungo a destinazione. Mi fermo, come ormai spesso accade di frequente, per osservare la zona circostante, e godere della sensazione impagabile di guardare tutti e tutto dall’alto verso il basso. Il paesaggio è luminoso e verdeggiante in questo periodo, si respirano pace e tranquillità, mentre due cavalli liberi brucano l'erba poco distanti. Stefania e Luca si presentano con un gran sorriso, invitandomi ad unirmi a loro per un aperitivo. Stefania parte subito “in quinta”, mentre Luca rimane un poco “dietro le quinte”, quasi a voler supervisionare gli eventi. Scopro che sono Milanesi, motociclisti per passione ed esploratori della Valtaro per caso. Quella che doveva essere inizialmente una semplice ricerca per una casa vacanze, nel 2004 è diventata, una scelta di vita, concretizzatasi a inizio 2006 con l'acquisto di un podere. Quasi a voler confermare la bellezza che mi circonda, Stefania aggiunge:“La natura, così tanto verde e la disponibilità che ci ha offerto il territorio, sono i motivi che ci hanno spinti a valutare una nuova soluzione di vita”. Grosso cambiamento dunque, con la scelta, allora all’avanguardia, di aprire e gestire un agriturismo vegan. Anzi, uno dei primi, se non addirittura il primo agriturismo “ufficialmente” vegan. “Ai nostri ospiti offriamo la possibilità di conoscere ed apprezzare la cultura animalista-antispecista. La cucina è bio-vegan, assolutamente priva di ingredienti di origine animale, e comprende marmellate, conserve, tisane e piatti casalinghi cucinati con cura”. La cosa mi incuriosisce, quindi chiedo ulteriori dettagli sulla loro scelta alimentare. Scopro che il discorso sull’alimentazione è solo la punta dell’iceberg. “Noi siamo vegan perché siamo antispecisti...questo è un discorso ancora poco conosciuto...in sostanza l’antispecismo è una filosofia di pensiero che riguarda l’etica e i diritti degli animali. Oltre al non mangiare ciò che deriva dallo sfruttamento degli animali (umani e non), facciamo attenzione ad utilizzare prodotti non derivanti dalla sofferenza degli animali, anche nell'abbigliamento, nella cosmesi, nei detergenti e persino il nostro agriturismo è stato realizzato e ristrutturato utilizzando prodotti “cruelty free” (vernici, pitture, sughero, terra cruda e calce, per esempio), andando oltre la bioedilizia, mossi dalla volontà di non nuocere anche all’ambiente che ci circonda.
La scelta è dettata dal salutismo e, solo in parte, si trasforma in scelta etica
Siamo certificati biologici, ma non utilizziamo nemmeno i concimi o le altre sostanze ammesse nel bio. Coltiviamo facendo scelte agricole “etico-alternative”, seguendo i principi della Permacultura e dell'Agricoltura Sinergica, “rubando” qualcosa dalla Biodinamica...” Il discorso è appassionato e si capisce in modo chiaro ed evidente la volontà, non tanto di fare qualcosa proiettato e finalizzato esclusivamente a se stessi, ma una ricerca concreta di equilibrio e rispetto per tutto ciò che ci circonda. Mi sorge qualche perplessità, prima fra tutte le difficoltà che si possono incontrare nella pratica quotidiana. Mi viene da pensare che la questione non sia così facile come può apparire. Stefania sembra leggermi nel pensiero, e prosegue con una risata e una battuta “Non è così difficile come sembra! Anche se spesso diciamo che un vegan integrale è un vegan morto, così non può nuocere a nessuno! Tendiamo ad essere vegan al cento per cento, ma ci sono piccoli compromessi che dobbiamo accettare...noi, come tutti, per farti un esempio, usiamo la benzina.” Quello che Stefania cerca di farmi capire, è il cambio di mentalità che ognuno può fare per cercare delle alternative possibili a pratiche che, volenti o nolenti, comportano la sofferenza di altre creature. Non esiste nessun vincolo o obbligo, ma un maggiore grado di consapevolezza ed empatia che spingono a riflettere maggiormente sulle pratiche quotidiane. E’ un discorso complesso e ricco di argomenti difficili da concentrare in un’unica chiacchierata, andrebbe affrontato e discusso con un grado di approfondimento decisamente maggiore. Decido quindi di chiedere una previsione per il futuro, ovvero se, secondo loro, questa “ondata” di interesse per la scelta vegan rimarrà costante o si affievolirà nel tempo. Stefania prima di rispondere riflette un po’, infine mi spiega che, ultimamente, si è registrata una grossa impennata di persone interessate alla questione. “La scelta vegan è molto di moda. C'è stata una grossa enfatizzazione da parte dei mass media, il che ha contribuito in maniera determinante alla crescita del fenomeno. La scelta è dettata dal salutismo e, solo in parte, si trasforma in scelta etica. Siamo fiduciosi sul futuro, ma rimaniamo con i piedi per terra. Crediamo che sarà un percorso lento e difficile, perché, come dice Luca, se domani si scoprisse che la carne fa bene alla salute, probabilmente molte persone tornerebbero ad essere onnivore. Per ora la corrente sembra molto positiva, però, soprattutto per quanto riguarda il discorso etico, la strada da fare è ancora tanta”.


Per ora la corrente sembra molto positiva, però, soprattutto per quanto riguarda il discorso etico, la strada da fare è ancora tanta
Ormai il tempo stringe, e mi vedo costretto a concludere la chiacchierata e a lasciare questa incantevole porzione della Valtaro. Mai come oggi, mi congedo con più domande di quante ne avessi prima di iniziare l’intervista. Stefania e Luca mi hanno ricordato che, il non fermarsi alle proprie convinzioni statiche e inflessibili, ma aprirsi con umiltà a riflessioni e cambi di mentalità, sia il segreto per un costante processo di crescita e apertura mentale. Le nostre conclusioni magari potranno essere divergenti, ma l’esercizio quotidiano del porsi qualche domanda in più sul mondo che ci circonda è una lezione universale capace di andare oltre il discorso alimentare. Sarebbe ipocrita dire che rinuncerò al mio hamburger serale, ma forse cercherò di capire meglio da dove arriva prima di addentarlo...